Madre e figlio libero Sachs

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L'esposizione comprendeva cinquanta opere di Magnani: dipinti e disegni raffiguranti Pontitoil piccolo paese arroccato sulle colline toscane nel quale il pittore era nato ma che non vedeva ormai da più di trent'anni. Accanto ai lavori di Magnani, in un accostamento che lasciava sbalorditi, erano esposte le fotografie di Pontito fatte da Susan Schwartzenberg, la fotografa dell'Exploratorium, riprese - ove possibile - esattamente con le stesse inquadrature e con le stesse prospettive dei dipinti.

Magnani era presentato come " un artista della memoria "; bastava una sola occhiata alla mostra per rendersi conto che aveva davvero una madre e figlio libero Sachs prodigiosa e che apparentemente poteva riprodurre con precisione quasi fotografica ogni edificio, ogni strada e ogni singola madre e figlio libero Sachs di Pontito - da lontano, da vicino, e da ogni angolatura possibile.

Era come se Magnani avesse dentro di sé, nella propria testa, un modello tridimensionale infinitamente dettagliato del suo paese, che egli poteva rigirare, esaminare o esplorare mentalmente e poi riprodurre sulla tela con assoluta fedeltà.

Sulle prime, quando vidi la somiglianza fra i dipinti e le fotografie, pensai di trovarmi di fronte al raro fenomeno di un artista eidetico, capace di trattenere nella propria memoria, per ore o per giorni magari per anni un'intera scena intravista per un solo istante; di essere al cospetto di un individuo padrone - o schiavo - di una capacità visualizzatrice e di una memoria al tempo stesso naturali e prodigiose.

Questa, dunque, non era un'esibizione di memoria " pura ", ma di una memoria asservita a un unico motivo dominante: il ricordo del paese della sua infanzia. Adesso mi rendevo conto che non era solo un esercizio di memoria, ma anche di nostalgia - e non solo un esercizio, ma una compulsione e un'arte.

Qualche giorno dopo, parlai con Franco e ci mettemmo d'accordo per incontrarci a casa sua, in un piccolo centro a pochi chilometri da San Francisco. Una volta trovata la strada, non dovetti cercare il numero della casa, perché questa spiccava immediatamente fra quelle circostanti.

Nel piccolo cortile davanti all'ingresso c'era un muretto di pietra somigliante a quelli raffigurati nei suoi quadri di Pontito; sulla sua auto, una vecchia berlina parcheggiata in strada, risaltavano diverse targhe personalizzate con la scritta " Pontito ". Il garage, trasformato in studio, aveva la porta spalancata e vi si intravedeva l'artista, intento al suo lavoro.

Franco era alto e magro; portava enormi occhiali montati in corno che gli ingrandivano gli occhi; i folti capelli neri erano accuratamente pettinati con la riga madre e figlio libero Sachs una parte; la camminata era elastica e il fare molto esuberante e pieno di vitalità: sembrava molto più giovane dei suoi cinquantaquattro anni. In ogni stanza, le pareti erano tappezzate di dipinti, e ogni singolo cassetto o armadio sembrava stipato dei suoi lavori: più che una casa, sembrava un museo o un archivio, completamente consacrato al ricordo e alla riproduzione di Pontito.

Ogni dipinto catturava la sua attenzione, risvegliando il flusso delle reminiscenze: quel che era accaduto qui, quel che era successo là, come un tempo laggiù fosse questa o quell'altra cosa.

Eh, quando li scopriva li inseguiva sempre, i bambini ". Franco saltava da madre e figlio libero Sachs storia all'altra, senza che io potessi scorgere fra esse alcuna connessione. Questo tipo di divagazione - concentrata e monocorde, ma al tempo stesso incoerente madre e figlio libero Sachs priva di punti focali - sembrava una sua caratteristica e svelava una madre e figlio libero Sachs di ossessione che lo portava a pensare a Pontito giorno e madre e figlio libero Sachs, escludendo qualunque altro pensiero.

Mentre Franco parlava, avevo l'impressione che le reminiscenze stessero prendendo il sopravvento, che questi ricordi improvvisi lo guidassero e lo dominassero, esercitando su di lui una forza enorme e irresistibile. Franco gesticolava, mimava le scene, mentre il respiro si faceva pesante e lo sguardo eccitato: sembrava completamente rapito. Questa incessante verbosità, insieme alla reminiscenza di episodi concreti, sembra appartenere a una modalità completamente diversa dal suo dipingere: Franco mi disse che quando era solo il cicaleccio dei ricordi si spegneva ed egli aveva una calma percezione di Pontito: una Pontito senza persone, senza incidenti, senza dimensione temporale una Pontito in pace, sospesa in un " allora " senza tempo - lo stesso dell'allegoria, della fantasia, del mito dei racconti di fate.

A metà mattina ero ancora affascinato dai dipinti di Madre e figlio libero Sachs, ma ne avevo avuto abbastanza delle sue reminiscenze. Aveva un solo argomento di conversazione, non sapeva parlare d'altro: che cosa poteva esserci di più sterile e noioso? E tuttavia da questa sua ossessione egli riusciva a creare un'arte piacevole, serena e autentica. Che cosa trasformava i suoi ricordi, riuscendo ad allontanarli dalla sfera del personale, del banale e del temporale per portarli nel regno dell'universale e del sacro?

Di chiacchieroni noiosi che si abbandonano ai propri ricordi se ne possono incontrare a bizzeffe, senza per questo imbattersi in un vero artista come Franco. Franco era nato a Pontito nel La Pontito di allora era madre e figlio libero Sachs piccolo paese di circa cinquecento anime, annidato sulle colline di Pescia, in provincia di Pistoia, a una sessantina di chilometri a ovest di Firenze.

Come tutti i paesi sulle colline toscane, Pontito vantava una storia antica; aveva conservato antiche tradizioni agricole, risalenti a più di mille anni fa. Le case di pietra di Pontito, come pure le sue strade, ripide e serpeggianti, percorribili solo a dorso d'asino o a piedi, non erano cambiate nei secoli - né era cambiata la vita semplice e metodica dei suoi abitanti.

Gli abitanti di Pontito, un po' isolati dal mondo esterno, costituivano quasi un'unica grande famiglia: i Magnani, i Papi, i Vannucci, i Tamburi e i Sarti erano tutti imparentati fra loro.

Il personaggio più importante al quale il paese abbia dato i natali è Lazzaro Papivissuto tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell'Ottocento, autore dei Commentari della Rivoluzione Francesela traduzione del Paradiso Perduto di Miltonecc Isolata, immutabile, ferma nella sua tradizione, Pontito era una sorta di cittadella che si opponeva al flusso del tempo e del cambiamento.

La terra era fertile e gli abitanti laboriosi: fattorie e frutteti assicuravano loro il sostentamento senza lussi, ma al riparo dalla miseria. Per Franco e per tutti gli abitanti del paese la vita scorreva tranquilla e serena — fino allo scoppio della guerra. Madre e figlio libero Sachs arrivarono orrori e sofferenze di ogni tipo.

Dopo tali eventi, la vita a Pontito non fu più la stessa. Il paese era stato saccheggiato, i campi e i frutteti distrutti; cosa forse più grave, le tradizioni e i costumi secolari erano stati turbati. Il paese, che un tempo - prima della guerra - prosperava con i suoi cinquecento abitanti, oggi ne conta solo settanta, tutti anziani o in pensione. Non ci sono più bambini, e gli adulti che lavorano sono pochi.

Pontito, piccolo centro un tempo vitale, oggi è spopolata e si va spegnendo. Già prima di allora si era distinto per la sua eccezionale memoria " fotografica " la stessa dote, sebbene in misura minore, l'avevano anche sua madre e una delle sorelle : Franco riusciva a ricordare una pagina alla prima lettura, o la predica dopo averla ascoltata in chiesa una sola volta; riusciva a ricordare tutte le iscrizioni delle pietre tombali del cimitero; gli bastava un'occhiata per ricordare e sommare lunghi elenchi di cifre.

Queste immagini erano del tutto diverse dalla memoria "automatica" per la quale si era distinto fino ad allora; erano involontarie, madre e figlio libero Sachs e imperiose - quasi allucinatorie per suono, consistenza, fragranza e sensazione tattile. Il nuovo tipo di memoria era soprattutto esperienziale e autobiografico, in quanto ogni immagine portava con sé il proprio contesto e il proprio affetto personale.

Ogni immagine era una scena, un flashback della sua vita. Al principio del aveva venticinque anni decise, un po' per impulso e un po' per ragionamento, di lasciare il posto di lavoro e di girare il mondo, facendosi ingaggiare come cuoco su una nave da crociera.

A questo punto, il bisogno di rievocare e di ricordare la sua infanzia era chiaramente molto forte; ma Franco non aveva ancora trovato un mezzo espressivo congeniale. Franco afferma che durante quel periodo aveva " dimenticato " Pontito e che la sua mente non fu quasi mai sfiorata dal pensiero del paese natale. Nelall'età di trentun anni, prese una decisione molto importante: non avrebbe fatto ritorno a Pontito, ma si sarebbe stabilito in America, a San Francisco.

Tuttavia, questa decisione prometteva - o sembrava promettere - libertà e forse madre e figlio libero Sachs una nuova vita in un nuovo paese, madre e figlio libero Sachs libertà di essere sé stesso, indipendente: quella stessa libertà che aveva assaporato a bordo della nave.

Anche suo padre, da giovane, era andato a lavorare in America per alcuni anni; ma poi la nostalgia l'aveva fatto ritornare a Pontito. Ancora oggi, è tutt'altro che chiaro di quale malattia si trattasse. Certo ci fu la crisi della decisione, accompagnata da speranza e paura; ma ci furono anche febbre alta, delirio, dimagrimento e forse convulsioni; fu fatta l'ipotesi che Franco soffrisse di una tubercolosi, o di una psicosi, o di qualche disturbo neurologico.

Ma nessuno comprese mai davvero che cosa fosse accaduto, e la natura della patologia rimane tuttora un mistero. Ogni notte, dunque, sognava di Pontito: non della sua famiglia, né delle attività o degli eventi che si svolgevano nel paese, ma delle case, delle strade, dei muri, delle pietre - sogni realistici fino al minimo particolare, di una precisione di gran lunga superiore a quella dei suoi ricordi coscienti.

Durante questi sogni, era posseduto da un eccitamento madre e figlio libero Sachs e intenso: aveva la sensazione che qualcosa fosse appena accaduto, o stesse per accadere; la sensazione di un significato immenso, premonitore e tuttavia enigmatico, alla quale si accompagnava una nostalgia dolceamara, struggente e insaziabile.

Per quanto dotato di una grandissima immaginazione, Franco non aveva mai avuto prima di allora visioni di tale intensità - immagini sospese in aria come apparizioni che gli promettevano una "riappropriazione" di Pontito.

Ora esse sembravano dirgli:"Dipingici. Madre e figlio libero Sachs reali ". C'è da chiedersi Franco stesso non ha mai smesso di domandarselo che cosa accadde in quei giorni e quelle notti trascorse in ospedale, in quel momento di crisi, delirio, febbre e convulsioni. Freud ha scritto: " Gli isterici soffrono principalmente di reminiscenze ".

Forse una delle parti scisse cercava di restituirgli - nella dimensione della memoria o della fantasia - quello da cui si era separato e a cui non poteva più fare ritorno nella realtà? Questi sogni, queste immagini della memoria, erano forse evocate da Franco in risposta a un'esigenza emotiva profonda?

O gli erano imposte da qualche strano bombardamento fisiologico del cervello, un processo con il quale egli come persona non aveva nulla a che fare, ma al quale non poteva fare a meno di reagire?

Credeva che gli fosse stato concesso un dono, un destino, e che fosse suo compito obbedire senza discutere. Soprattutto, in quelle prime notti di crisi, gli madre e figlio libero Sachs presentarono le immagini della casa dov'era nato - immagini di una bellezza impossibile e al tempo stesso minacciose.

Tuttora, a distanza di venticinque anni, egli non ha smesso di meravigliarsene. Come ho potuto farlo? Da bambino, madre e figlio libero Sachs volta aveva immaginato di essere un artista, ma era stata una semplice fantasia, e non si era mai spinto molto oltre qualche gioco con penna o madre e figlio libero Sachs - lo schizzo di una nave su una cartolina, forse, o l'abbozzo di una scena caraibica.

Era anche spaventato dal potere che ora sentiva - un potere che l'aveva colpito e sopraffatto, ma che forse egli avrebbe potuto controllare, dandogli voce. Il cognato, che non lo vide dal fino alconferma che fino al '61 Franco non aveva pensato ossessivamente al suo paese, non aveva sognato Pontito giorno e notte.

Ma quando lo rividi, nelsembrava come posseduto. Aveva visioni di Pontito in continuazione, e non parlava d'altro ". Era in ospedale, abbastanza vicino a un crollo nervoso, e la pittura sembrava una soluzione, una cura. A volte Franco dice: "Ho questi ricordi, questi sogni; non posso andare avanti"; ma invece sembra che se la cavi discretamente. Tutto è nuovo, vivace, come se fosse stato appena ricordato; non è una forma fissa, di repertorio.

Franco ricorda delle scene e le rappresenta, le rivive per intero. La disposizione che si era annunciata nei sogni notturni di Franco si fece poi più intensa e profonda nella sua mente. Possono comparire in qualunque momento della giornata: mentre mangia o beve, durante una passeggiata, mentre è sotto la doccia.

Franco non ha dubbi sulla loro realtà. Spesso egli madre e figlio libero Sachs un forte impulso a mettere subito sulla carta la scena; è capitato che si precipitasse fuori da un bar, lasciando a metà quel che stava bevendo, per cominciare uno schizzo Questi flash non sembrano visioni statiche, fotografiche Per far questo, deve riorientare fisicamente il proprio corpo, girandosi a destra per immaginare quel che si trova sulla destra della scena di Pontito e a sinistra per "vedere" quanto si trova dall'altra parte Le sue apparizioni non sono solo visive.

In questi momenti, le percezioni visive, uditive, tattili e olfattive sono per lui quasi inscindibili; quella che ha di fronte a sé è un'esperienza complessa e cenestesica della sua prima infanzia, del tipo di quelle che lo psichiatra Harry Stack Sullivan ha chiamato una volta " registrazioni istantanee di situazioni totali ".

Sembra probabile che, quando Franco è " ispirato " o " posseduto ", il suo cervello vada incontro ad una modificazione improvvisa e profonda. Quando io potei assistere per la prima volta al fenomeno delle visioni di Franco e notai il suo sguardo fisso, le pupilledilatate e il rapimento dell'attenzione, non potei fare a meno di chiedermi se non stesse avendo una specie di attacco psicolettico.

Questi attacchi sono associati a un'attività epilettica dei lobi temporali. La madre e lo stesso Franco rimasero profondamente sconvolti. La madre di Franco era sempre stata considerata, dal figlio come da altri, una figura dotata di poteri particolare. A Pontito questo modo di pensare intriso di magia era comune.

Sentiva che per lui, per la sua vita e per la sua arte, quella era la fine; non dipinse più per nove mesi. E' stata lei a trattenermi. Io dicevo: "Non madre e figlio libero Sachs più motivo di dipingere, adesso". Ma Ruth Se non fosse stato per lei non avrei più dipinto ". Franco fantasticava continuamente di ritornare a Pontito; non smetteva mai di parlare di "ri-unirsi", di " tornare a casa "; a volte lo faceva come se sua madre fosse ancora misteriosamente viva, ad attenderlo nella loro casa, ad attendere il suo ritorno.

Franco rimase colpito quando poté vedere alcune fotografie di Pontito della fine degli anni Settanta la scomparsa dei campi e dei frutteti e il rigoglio della vegetazione selvatica lo sgomentarono e a stento sopportava la vista delle fotografie che Susan Schwartzenberg aveva fatto madre e figlio libero Sachs Nessuna di esse ritraeva la sua Pontito, il paese della sua giovinezza, delle sue allucinazioni e dei suoi sogni, quello che aveva continuato a dipingere per più di vent'anni.

Nel marzo delandai a Pontito; volevo vedere il paese con i miei occhi e parlare con alcuni parenti di Franco.